Aggiornata la voce “Reati contro la salute e la sicurezza sul lavoro“: in una recentissima sentenza, (Cass. Pen., Sez. IV, 23 novembre 2017, n. 53285), la Corte di Cassazione è nuovamente intervenuta in merito alla responsabilità gravante sulle società per la violazione della normativa antinfortunistica. Ribadendo preliminarmente il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale viene “riconosciuto l’interesse dell’ente nel caso in cui l’omessa predisposizione dei sistemi di sicurezza determini un risparmio di spesa, laddove si configura il vantaggio qualora la mancata osservanza della normativa cautelare consenta un aumento della produttività“. Riconoscendo che, anche laddove la società si sia dotata di un modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D.lgs. 231/2001, l’ente può essere comunque ritenuto responsabile per lesioni personali gravi subite dal proprio dipendente in caso di “inadeguatezza dell’attività di formazione e informazione del lavoratore, entrambi causa dell’infortunio“, tenuto conto, in relazione all’interesse e al vantaggio dell’ente, della “incidenza della scorretta prassi aziendale […] sul rapporto spesa-guadagno“. I Supremi giudici hanno infine concluso, a tal riguardo, che graverà “sull’ente l’onere – con effetti liberatori – di dimostrare l’idoneità dei modelli di organizzazione e gestione adottati a prevenire reati della specie di quello verificatosi“.